domenica 7 maggio 2017

Filosofie della natura dopo Schelling di Iain Hamilton Grant

                           
Dalla prefazione di Emilio Carlo Corriero

Filosofie della natura dopo Schelling ha l'indiscusso merito di aver ricostruito la prima fase della filosofia della natura di Schelling, evidenziando la radicalità dell'impostazione platonica originale e l'unitarietà di quel programma filosofico, con il risultato di riportare la particolare e fruttuosa nozione schellinghiana di 'natura' all'interno del dibattito filosofico contemporaneo, dapprima in dialogo e confronto con la cosiddetta svolta speculativa e poi con il 'nuovo realismo' e le sue derivazioni, suggerendo una proposta filosofica originale che si fonda sulla concezione dinamica dell'essere”


dalla postfazione di Maurizio Ferraris

Per Grant richiamarsi alla natura è appellarsi alla sintesi, al fatto che, come giustamente sosteneva Kant, prima dell’analisi c’è sempre la sintesi, l’unione, la totalità – cioè riferirsi alla “fisica del tutto” che sta al centro della riflessione di Schelling sin dal commento al Timeo del 1794. E non dimentichiamo, d’altra parte, che la sintesi non è solo quello che c’è prima, ma anche quello che accresce la nostra conoscenza: c’è poco gusto a sapere (analiticamente) che nessuno scapolo è sposato, e molto più gusto (sinteticamente) a sapere che uno scapolo è buon amico di Emma Bovary. Ne può nascere un romanzo, qualcosa che non c’era prima, qualcosa che non descrive ciò che è dato, ma crea un nuovo oggetto.

Ma in cosa consiste questa sintesi? Come ho detto più sopra, è qualcosa che comprende l’ontologia e l’epistemologia, d’accordo con la visione della natura come spirito inconscio e dello spirito come natura portata a consapevolezza. Dunque non ha nulla a che fare con la natura già analizzata, compresa e ridotta dalle scienze naturali. Non è qualcosa di obbiettivato, ma è piuttosto un processo, una emergenza, dunque ha una caratteristica dinamica […]. Tutto sta nel capire come sia possibile conciliare questo dinamismo con la nozione di “sintesi”, evitando di ricadere in qualche Schwärmerei.”